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Lower Manhattan/ Un tè con Bettina Werner

di Alessio Consorte e Paola Coppa.

Lasciare un segno nell’ambito della storia dell’arte, è un incredibile successo per un’artista, soprattutto se si tratta di un’artista famosa a livello internazionale, come Bettina Werner.

Diplomata alla prestigiosa Accademia delle Belle Arti di Brera, la Werner ha guadagnato il soprannome di “Regina del sale” per il suo pioneristico utilizzo di questo elemento, che ha inventato in Italia, da oramai un quarto di secolo.

L’artista, Italiana di nascita, fondatrice della “The Salt Queen Foundation”, vive a Manhattan da molti anni e crea, trattando vari diversi cristalli di sale con una sua nuova tecnica artistica, grandi quadri, sculture e installazioni.

Le sue innovative opere di sale sono state esibite in molti musei, incluso il Whitney di New York, il Puskin a Mosca, il Museo dellaTriennale a Milano, e in gallerie e spazi speciali internazionali, come Tiffany & Co.

Incontrare Bettina Werner nel suo splendido loft nel nuovo edificio di Philippe Starck , nel quartiere finanziario, di fronte al New York Stock Exchange, è stato come entrare in un regno magico e far visita a una vera Regina nel suo Palazzo Reale circondato da guardie del corpo e cancelli d’acciaio.

Una volta superato il check point di Wall Street e i cani labrador che fanno la guardia vicino all’ingresso del lussuoso edificio, sono stato accolto e salutato da un portiere sorridente, vestito in modo regale che, aprendo la porta girevole di vetro, mi ha fatto accomodare nel “Palazzo della Regina del Sale”, come è stato intitolato recentemente l’articolo del Wall Street Journal interamente dedicato a Bettina Werner.

Proseguendo, camminando su di un lungo tappeto hollywoodiano, sono passato accanto a uno spettacolare e gigantesco lampadario illuminato, reliquia sopravvissuta al disastro dell’11 settembre, fino ad arrivare al suntuoso tavolo impomellato della reception, dietro il quale c’era uno staff di due cordiali portieri alla moda e alle loro spalle, un grande schermo televisivo che trasmetteva film classici. Dopo avergli dato le mie generalità , mi hanno accompagnato in una magnifica sala d’aspetto tutta piastrellata d’oro e arredata con mobili dorati del designer francese, Philippe Starck . Hanno citofonato a Bettina Werner annunciando il mio arrivo e mi hanno diretto ad uno dei cinque ascensori ultra moderni che mi ha portato al 21esimo piano. Una volta arrivato, mi sono perso nel dedalo di tutti quei corridoi alla moda, progettati dal designer.

La voce italiana di Bettina Werner in lontananza mi ha poi guidato fino al suo loft e finalmente sono arrivato nell’ “Olimpo della Regina del Sale”. La visione di quelle numerose spettacolari opere di sale, dai colori forti e unici, mi hanno subito colpito, per non dire “lasciato di sale!”

Al centro del suo loft di 200 mq, c’era una stupenda scultura femminile di sale, seguita da un tavolo-scultura sempre creato con il sale, un pezzo di arte funzionale che diventa tavolo da gioco per il backgammon, trasformabile anche in un letto di sale in cui dormire.

Mi viene quindi subito da chiedere: perchè il sale?

Come dice Omero: “Il sale appartiene alla sfera del divino ed e’ molto al di sopra dell’uomo.” Il sale è il “quinto elemento” per la sua importanza nella nostra vita, come il fuoco, la terra, l’aria e l’acqua. Il sale è una necessità di base dell’essere umano, il nostro corpo non può funzionare senza di esso. Il sale e’ purificante e riesce anche a curare. Creare con il sale è un‘ intima esperienza magica e mistica che cattura la mia anima e mi fortifica. Mi rifaccio al motto del grande architetto Ludwig Mies van der Rohel ” Il meno e’ il piu’ ” e ne adotto la filosofia minimalista . Osservando la mia arte, si puo’ apprezzare pienamente la consistenza salina, il suo movimento , le varie sfumature di colore, nella loro dimensione piu’ intensa.

Alla retrospettiva dei suoi 25 anni di carriera, al 7 World Trade Center, in uno spazio di 40.000 mq con una vista mozzafiato a 360 gradi su tutta New York, si e’ percepito subito un forte impatto di creativita’ nell’osservare le sue diverse collezioni artistiche . Possiamo parlare di queste sue originali collezioni d’arte?

“The 102 Salt Dalmatians Art Collection” (“La Collezione d’Arte dei 102 quadri Dalmata di sale” ) è stata ispirata dal mio amato amico dalmata Tibino da quando era cucciolo. Questa serie di opere catturano i ricordi di 14 indimenticabili anni di vita insieme.

Si vede l’ amore per il suo cane Tibino trasmesso dalle sue opere d’arte e se ne e’ sentito parlare con molto entusiasmo al 49esimo piano tra i collezionisti durante la sua Retrospettiva .

Mi ha colpito il quadro “Tibino nel campo di zucche” e “ Tibino con il nuovo collare rosso”.

Sono due esempi importanti, insieme agli altri, “Tibino nelle dune” e “La gioia di Tibino”, in cui ho fermato il tempo, per conservare nel sale i momenti preziosi che abbiamo condiviso.

Che significato ha per lei la Collezione “CHAKRA: Seven Sacred” (“CHAKRA: le sette sacralita”) ?

La mia Collezione d’Arte Chakra, s’ispira alla ricerca spirituale interiore e sono quadri di sette colori differenti, rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, blu e viola. Ciascuno simboleggia i sette chakras diversi, che sono i centri energetici nel nostro corpo, secondo gli insegnamenti della filosofia orientale, includendo anche il risveglio del potente serpente “Kundalini”, che scorre attraverso ogni chakra, raggiungendo l’alto, portandoci all’illuminazione.

Ci si sente come catturati dalla forza del colore rosso nei dipinti “I Swear love” (“Giuro Amore”) e nel quadro “A kiss from the Queen of Salt” ( Un bacio dalla Regina del sale”). Ci puo’ dire come sono nati?

Appartengono entrambi alla collezione della passione. Il “Kiss” (“Bacio”) è stato creato per un’asta di beneficenza italiana e per un bellissimo libro pubblicato da Leonardo Arte. Una raccolta con tanti diversi artisti internazionali e celebrità che hanno dato la loro versione del bacio per raccogliere fondi. Ci sono i baci di Cher, Tina Turner, Catherine Deneuve, Kim Basinger , Brigitte Bardot e Fanny Ardant , solo per nominarne alcuni. Il mio piccolo quadro rosso di sale con l’impronta delle labbra, ha suscitato un entusiasmo mai visto. Così ho deciso nel corso degli anni, di creare una serie di quadri rossi con il bacio, di varie dimensioni.

Ha donato una delle sue opere ” A Kiss from the Salt Queen” a un’altra asta di beneficenza , all’esclusivo evento internazionale d’arte, ospitato a Monaco dalla Principessa Stephanie.

Sì, ed e’ stato anche venduto bene a Monte Carlo. E’ iniziato come creazione di beneficenza e ha continuato a servire con questo scopo. La serie dei “Kiss” continuano ad appassionare collezionisti e amanti dell’arte perche’ sono simbolo nel mondo di pace, amore ed espressione d’affetto.

Qual’è il significato profondo e le implicazioni del quadro in 5 pannelli “Preserving with Salt the Eternal light of their Souls” ( “preservare nel sale l’eterna luce delle loro anime”), tributo all’11 settembre?

L’intero lavoro rappresenta una trilogia spirituale: 1) il grande mistero ed intrigo del sale; 2) abbracciare la candela della luce , che simboleggia la speranza eterna e la pace per l’intera umanità; 3) i cinque pannelli rappresentano i colori dell’arcobaleno. Si sa che quando uniamo tutti i colori dell’arcobaleno, si produce la divina luce bianca che li comprende tutti.

Le stiamo facendo quest’intervista seduti sulla privata terrazza dell’elegante palazzo dove vive, abbiamo davanti lo spettacolare frontone e la gigante bandiera americana che abbraccia le sei enormi colonne corinzie della facciata del New York Stock Exchange, centro del commercio mondiale. Del resto il sale e il commercio hanno una lunga storia alle spalle, ci puo’ dire qualcosa di piu’ sul sale come moneta di scambio?

In tempi antichi il sale e’ stato usato come elemento di valuta. Ecco da dove viene fuori il termine “salario”. Vediamo il New York Stock Exchange qui sotto, dalle finestre del loft e mi viene da dire : “Il sale è piu’ prezioso dell’oro!” come in fondo riferisce Omero, il Sale è molto al di sopra di qualsiasi punto di vista umano!

Di certo, nel grigio e polveroso mercato di Wall Street lei è un punto di luce, con i suoi lavori raggianti e la sua energia innovativa. Ho letto sul suo sito web che le 3.000 anime dell’11 settembre sono state per lei un richiamo spirituale che l’ha riportata nella Lower Manhattan. Dove viveva prima?

Prima dell’attacco terroristico, ho vissuto a Soho col mio indimenticabile Tibino. Nel 1990 il mio primo loft era su Broadway, poi mi sono spostata a Mercer Street, nel leggendario angolo artistico del Caffè Fanelli, poi a Green Street e in un meraviglioso attico con terrazzo a Broome Street.

Ho vissuto a Soho proprio nei tempi migliori dell’arte newyorchese, quando quel quartiere era pieno di gallerie e di artisti . Conservo un bellissimo ricordo di quegli anni e delle indimenticabili passeggiate col mioTibino. Era l’unico cane sofisticato, divenuto famoso per essere sempre presente ogni mese alle inaugurazioni piu’ esclusive.

Si dice che Leo Castelli fermava tutto quando vi vedeva entrare nella sua galleria. E’ vero?

Certo, perchè Tibino gli ricordava il suo dalmata Patrick. L’ho incoraggiato a prendersene un altro. Capisco ora, dopo la perdita del mio amato cane, perchè Castelli mi diceva sempre che non era possibile rimpiazzare il suo Patrick.

Che cosa l’ha spinta a lasciare quel quartiere artistico portandola ad esplorare altrove?

Intorno al 1995, le cose sono incominciate a cambiare a Soho. I weekends erano pieni di turisti e le gallerie si sono spostate a Chelsea. Ho voluto quindi esplorare il piu’ silenzioso quartiere di TriBeCa e mi sono spostata in un bellissimo loft più grande per lavorare. Poi TriBeCa è diventata famosa per Robert De Niro e per Jon J.Kennedy, il suo cane a volte litigava con il mio in strada.

Dopo che TriBeCa è diventato un quartiere trendy come Soho, lei se n’e’ andata. Sembra che qualsiasi posto in cui lei abbia vissuto, diventi famoso. Dov’e’ andata poi?

Su un elicottero, dove mi sono sposata! Sono volata Uptown, dividendo il mio tempo tra Manhattan e gli Hamptons. Ho scelto la brezza dell’oceano Atlantico, a Water Mill, per creare la mia arte in un’affascinante storica Barn di 600mq ristrutturata, vicino al Bob Wilson Water Mill centro artistico.

E’ stata una fortuna essersi spostata Uptown prima della strage dell’11 settembre. Quando e’ tornata a Downtown?

Sì, è vero. Se fossi rimasta dov’ero, a pochi isolati dalle Twin Towers, i miei lavori si sarebbero tutti impolverati e distrutti, proprio come è successo ad alcuni miei vicini artisti. Sono tornata a vivere a Downtown subito dopo la perdita del mio cane Tibino e quando la mia vita è cambiata totalmente , Cosiì ho sentito la profonda chiamata interiore di tornare vicino a Ground Zero. Sono ritornata con il mio sale per aiutare a purificare l’area, portando con me una nuova ondata di energia creativa, in un periodo in cui nessuno voleva vivere lì.

Ci puo’ parlare della sua tecnica unica di utilizzo del sale nella pittura?

Creare la mia arte è un processo intimo, enigmatico, magico e misterioso, quasi simile a fare l’amore. Si tratta di un intenso processo di creazione. Ogni pezzo d’arte che ho creato è come un figlio per me e quando nella vita s’incontra un bambino, non si chiede ai genitori sulla tecnica personale di come è stato creato ma si ammira la bellezza e l’unicita’ di quella creazione. Io vedo l’arte cosi’. L’intimita’ della creazione e’ una questione privata e ritengo che debba essere tenuta segreta e custodita dall’autore.

Ci vogliono 9 mesi per dare alla luce un bambino. Quanto tempo ci vuole per creare una delle sue opere d’arte?

45 anni…la mia età.. Ci vuole davvero tutta la mia vita, la mia crescita interiore che ho acquisito per essere in grado di elaborare il concetto di un nuovo lavoro, e quindi portarlo alla vita e donarlo al mondo intero.

Cosa ci dice delle sue Collezioni “Never Mind” , “Millennium”, “Ladybugs” e sulla serie con la croce “X” dei dipinti intitolati “In Hoc Signo Vinces”?

Ho creato la “Millennium Collection”, che consiste in diversi quadri di color oro, argento e rame, nel 2000 per celebrare il nuovo millennio e li ho tutti esposti al gala annuale del Whitney Museum. La “ Never Mind Art Collection”, rappresenta il distacco emotivo da tutto, alla fine il mio motto sostanzialmente e’: ” non importa”,” never mind”, appunto.

Le “ladybugs” sono una serie di opere che ritraggono la coccinella, come simbolo portafortuna.

La raccolta delle opere di colore bianco con la “X ” rossa, sono invece ispirate alla storia dell’imperatore romano Costantino, e create per superare le nostre insicurezze. Nei quadri “In Hoc Signo Vinces” desidero infatti esprimere la mia profonda convinzione che bisogna imparare a stare con se stessi, non temere di affrontare l’ignoto, superare ostacoli, metterci una croce sopra e andare avanti e con un violento desiderio dire però SI’ alla vita.

Ci parli della sua Fondazione, “The Salt Queen Foundation”.

The Salt Queen Foundation è stata creata per proteggere e conservare la mia arte . La Fondazione promuove inoltre l’importanza della conoscenza del sale e incoraggia gli artisti a utilizzare tecniche artistiche innovative. La Fondazione ospita e sponsorizza diversi concorsi creativi, dove si richiede ai concorrenti di creare un brano musicale , un racconto, ecc, ispirandosi al sale. Il concorrente con la creazione più innovativa viene poi ricompensato in diversi modi.

All’ingresso della sua Retrospecttiva a Ground Zero ha esposto un dipinto giallo intitolato “Bettina Werner 7” che cosa significa?

Metto sempre questo quadro luminoso nel posto piu’ prominente, all’ingresso delle mie esposizioni. Ho iniziato con la mia prima mostra nel 1990 nel prestigioso Fuller Building a Manhattan. Sentivo il desiderio di conservare il mio nome nel sale con questo segnale di direzione a freccia, come nel numero americano 7. Ho creato il quadro “Bettina Werner 7” appena sono arrivata a New York, augurandomi una permanenza fortunata e di lasciare un segno nella Grande Mela.

Prima del suo arrivo in America, il critico d’arte Achille Bonito Oliva, ha dedicato al suo lavoro un intero saggio dal titolo “Pittura cum grano salis”, che fa parte del suo storico libro “Così lo stato dell’Arte”. Ha usato la metafora dell’uccello per spiegare la forza creatrice che la guida. Mi sembra che l’uccellino in lei stia salendo sempre piu’ in alto. Dove volerà ancora?

Sento che la mia missione a New York, dopo 20 anni vissuti qui, sia completata e ben presto dovro’ prendere un volo per un’altra destinazione sconosciuta ora. Credo che il meglio debba ancora venire.


http://www.bettina-werner.com

Per informazioni: studio@bettina-werner.com

Bettina Werner WE THE PEOPLE painting

Bettina Werner at her 25 Year Retrospective at 7WTC

Bettina Werner circondata dalle sue uniche opere di sale

Bettina Werner Loft

Copyright Bettina Werner

Damatian painting Tibino copyright Bettina Werner 2005

L’artista nel loft a soho con il quadro BW 7

Leo Castelli Tibino e Bettina Werner

Bettina Werner con Tibino a Soho

Artworks created with textured colorized salt technique invented by Bettina Werner in the early 1980′s.
Courtesy The Salt Queen Foundation, New York
http://www.thesaltqueenfoundation.org/
photo credit: Gordon Erikson, Giobarto, Attademo, Renzo Spirit Buffalo

Pubblicato:  13 settembre 2010 07:23

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