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La Polizia Postale italiana può controllare Facebook

di Valentina Trenta.

Un documento riservato del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ci mostra come le forze dell’ordine vengano istruite a infiltrarsi nei social network con false identità, per ricstruire la rete di relazioni degli utenti, ottenere prove per incriminare, trovare dati per stabilire alibi.

Il documento è stato denominato Obtaining and using evidence from social networking sites (“ottenere e utilizzare prove dai social network”) ed è la prova evidente di quanto tutto ciò che scriviamo o pubblichiamo sui social network è accessibile a chiunque.

Le autorità hanno diversi modi di infiltrarsi nei profili degli internauti.

Possono trarre le informazioni come qualunque altro utente, vale a dire richiedendo l’amicizia e potendo visionare perciò tutti i nostri movimenti, oppure grazie alle informazioni che gli stessi siti, Facebook, Twitter, MySpace, forniscono. Inoltre, se non vengono controllate le impostazioni della privacy, è chiaro che le autorità possono controllare indisturbate.

Il più collaborativo con le forze dell’ordine è Facebook, dotato di una privacy ‘granulare’, che soddisfa richieste presenti nei pacchetti completi di dati creati appositamente per le autorità.

Ovviamente le tecniche di infiltrazione delle forze dell’ordine non conoscono confini di nazionalità, ad esempio il Patriot Act che attraverso i nostri account Gmail ci rende soggetti alle leggi americane. La possibilità che questi siti lasciano è talmente vasta, che qualunque soggetto desideri spiarci, malvivente o agente di polizia, i danni e gli abusi sono sempre a carico dell’utente registrato.

La Polizia Postale italiana ha appena stipulato un accordo con Facebook per poter accedere ai profili senza alcun mandato né rogatoria.

Le motivazioni sono la lotta alla pedopornografia, al phishing e ad altri reati informatici. Però risulta evidente che a rischio sia la maggioranza di persone assolutamente trasparenti, sotto il profilo penale. Basterà concedere l’amicizia a qualcuno che sia nel mezzo di un indagine per ritrovarsi coinvolti.

Ogni reparto operativo controlla i cittadini sotto copertura.

A Milano, per esempio, una sezione della Polizia locale fa accedere nelle community dei writer i propri agenti, per svelare le identità dei graffitari.

I consigli per chi naviga on line sono chiari. Prima di tutto, di installare un ottimo anti-virus nonché sistemi di sicurezza per evitare che il pc sia attaccato da hacker e truffatori. Per gli utenti dei social network (Facebook, per esempio) vale invece la regola di non postare i numeri di telefono personali, non pubblicare dati sensibili, accettare amici con parsimonia e rendere accessibili le foto solo ai contatti che si considerano amici.

Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum, ha sollecitato l’inserimento del reato di furto d’identità e per arginarlo, ha realizzato la guida “Difendi la tua privacy”, disponibile gratuitamente, e il sito www.furtoidentita.com, sul quale è possibile trovare tutto quello che c’è da sapere sul furto d’identità, che consiste nell’ottenere indebitamente le informazioni personali di una persona per sostituirsi, in tutto o in parte, a lei e compiere azioni illecite in suo nome o ottenere credito tramite false credenziali.

Quindi, navigate, intrattenete conversazioni ma occhio a chi vi spia o vi clona!

Pubblicato:  12 marzo 2011 15:01

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