Arriva una busta del Comune. Dentro c’è una richiesta di pagamento per la spazzatura di anni fa. Il cuore accelera, il pensiero corre: “Devo davvero pagare?”. È qui che il tempo diventa alleato.
La TARI è una tassa periodica. Arriva ogni anno, spesso in due o più rate. A volte, però, l’ente bussa in ritardo. Prima di tirare fuori il portafoglio, vale una regola d’oro: il tempo conta. Non tutti i solleciti si equivalgono, non tutte le scadenze hanno lo stesso peso, e non tutti gli atti fermano l’orologio.

C’è un secondo elemento da fissare. Esistono due binari diversi: la “decadenza” dell’ente nel notificare gli accertamenti e la “prescrizione” del credito già sorto. Sono parole simili, ma effetti lontani. La prima riguarda il potere di accertare; la seconda, il diritto di riscuotere.
Il tempo per la prescrizione parte dal giorno in cui la rata è esigibile. Ogni annualità viaggia da sola. La TARI 2018 non si confonde con la 2019. In mezzo ci sono eventuali atti dell’ente, che possono azzerare il conteggio e farlo ripartire.
E qui sta il punto centrale. In assenza di atti validi, la TARI si prescrive in un termine di regola quinquennale. Cinque anni pieni, calcolati dalla scadenza della singola rata. Un esempio concreto: rata con scadenza 31 ottobre 2018. Se il Comune notifica il primo atto interruttivo il 15 novembre 2023, il credito è estinto per prescrizione. Il muro dei 5 anni è già caduto.
Cosa interrompe il termine?
Atti formali e tracciabili: un avviso di accertamento, una cartella di pagamento, un’ingiunzione fiscale, un’intimazione ex riscossione, un pignoramento.
Anche una messa in mora seria, via PEC o raccomandata, che identifichi il debitore, l’annualità, l’importo e la volontà di riscuotere. Un promemoria generico o un “avviso bonario” privo di dettagli in genere non basta. Dopo ogni atto interruttivo, il termine riparte da capo, ma resta quinquennale.
Le eccezioni? Se interviene un giudicato (una sentenza definitiva che riconosce il credito), il termine diventa di dieci anni. Se il contribuente firma un piano di rateazione o ammette il debito, c’è riconoscimento del debito e il conteggio riparte. Attenzione anche alle sospensioni straordinarie disposte per legge (per esempio durante l’emergenza sanitaria): possono congelare il calendario per un periodo definito.
Sul fronte “accertamento”, poi, l’ente deve notificare gli atti entro termini fissati dalla legge per i tributi locali; se li manca, decade dal potere di accertare quell’annualità.
Come muoversi se ti chiedono arretrati
Chiedi accesso agli atti. Vuoi vedere l’eventuale avviso di accertamento, le notifiche, la cartella o l’ingiunzione e le relative prove di consegna.
Controlla le date. Verifica la decorrenza dalla prima scadenza utile e la presenza di veri atti interruttivi.
Se ritieni il credito prescritto, invia subito un’istanza in autotutela al Comune o al concessionario. Tono fermo, motivi chiari, cronologia puntuale.
Se ricevi un atto impugnabile, valuta il ricorso alla Giustizia tributaria entro 60 giorni dalla notifica. I termini sono rigidi.





