Perché a Napoli sono stati sospesi tutti gli autovelox

Una notte qualunque, i display si sono spenti. A Napoli e in provincia gli autovelox fissi hanno fatto silenzio. In tanti hanno tirato un sospiro di sollievo, altri hanno storto il naso. È davvero “liberi tutti”? 

In tutta la provincia di Napoli gli autovelox fissi sono stati disattivati. La sospensione è arrivata dopo una ricognizione, firmata dal Prefetto Michele Di Bari, per “garantire legalità e certezza degli accertamenti”. Parole asciutte. Messaggio chiaro: prima la forma, poi le sanzioni.

Autovelox
Perché a Napoli sono stati sospesi tutti gli autovelox – ildemocratico.com

Se vivi o guidi in zona, te ne accorgi subito. Le colonnine arancioni sono lì, immobili. La tentazione di spingere un po’ di più c’è. Ma no, non è un via libera. I controlli su strada restano, le pattuglie ci sono. Cambia il come, non il cosa: niente più occhi elettronici fissi dove non c’è carta in regola.

La decisione ha diviso: automobilisti soddisfatti, amministratori preoccupati, tecnici con le mani nei capelli. Anche perché il dossier non si ferma a Napoli. In Italia, secondo stime di settore, esistono circa 11.000 dispositivi fissi tra controlli automatici puntuali e sistemi per la velocità media. Non tutti avrebbero i requisiti formali richiesti. In numeri: si parla di un migliaio “a posto” e di molti altri in attesa del timbro definitivo. Non sono dati ufficiali, ma l’ordine di grandezza rende l’idea.

C’è poi il lato economico. Le multe per eccesso di velocità pesano nei bilanci comunali e spesso finanziano attraversamenti rialzati, segnaletica, manutenzioni. Uno stop prolungato crea un buco e costringe a rivedere priorità e investimenti. Intanto, sulle arterie provinciali più veloci, qualcuno teme un allentamento della sicurezza stradale. È un equilibrio sottile: rigore amministrativo da una parte, prudenza al volante dall’altra.

Il nodo dell’omologazione

Arriviamo al cuore. La giurisprudenza della Corte di Cassazione è netta: senza omologazione e taratura, l’accertamento non regge. L’ordinanza n. 10505/2024 (aprile 2024) lo ha ribadito: i verbali basati su apparecchi non omologati sono vulnerabili in ricorso. Non è una questione di “macchine che non funzionano”, ma di percorsi formali.

Servono test, certificazioni, documenti. Molti produttori li hanno già pronti, dicono. Ma manca il tassello finale: il decreto attuativo che fissi procedure univoche e chiuda il cerchio. Il testo è in attesa del via libera della Commissione europea. I tempi? Non brevi. Parliamo di mesi, non di giorni.

Tradotto: lasciare accesi gli impianti senza quel requisito espone i Comuni a piogge di ricorsi, spese legali, annullamenti a catena. Spegnerli adesso è una mossa di prudenza. Piace o no, evita un contenzioso di massa e mette in chiaro le regole del gioco.

E per chi guida? Non cambia l’ABC. I limiti esistono, i controlli mobili pure. Sulle strade di quartiere come sulle dorsali a scorrimento, la differenza la fa il piede destro. Chiamatela responsabilità condivisa: istituzioni rigorose, cittadini consapevoli.

Alla fine resta un’immagine: colonnine spente che non dicono “fate come vi pare”, ma “torniamo a fare le cose bene”. Quando i lampeggianti torneranno, ci arriveranno con carte in ordine. Nel frattempo, una domanda semplice ci accompagna al volante: se la tecnologia si ferma un attimo, la nostra coscienza può fare un passo avanti?

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