Nuovo+attacco+alla+base+italiana+in+Kuwait%3A+le+parole+di+Tajani
ildemocraticocom
/2026/03/18/nuovo-attacco-alla-base-italiana-in-kuwait-le-parole-di-tajani/amp/
Categories: Attualità

Nuovo attacco alla base italiana in Kuwait: le parole di Tajani

Published by
Antonio Papa

L’ultimo attacco alla base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, un hub strategico nella lotta contro il terrorismo jihadista. Leggi le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla sicurezza

Un nuovo colpo ha raggiunto la base aerea di Ali Al Salem. È il quarto in due settimane. La struttura è un hub strategico nel Kuwait. Ospita assetti statunitensi e un contingente italiano inserito nella missione internazionale contro il terrorismo jihadista.

Nuovo attacco alla base italiana in Kuwait: le parole di Tajani (conferenza stampa) – ildemocratico.com

Secondo le prime ricostruzioni, l’azione è arrivata con un drone della famiglia Shahed, sistemi usati da Teheran per colpire a distanza. Non ci sono feriti tra i nostri militari.

Dentro c’era un MQ-9A Predator, un drone da ricognizione italiano. L’esplosione lo ha distrutto. Il capo di Stato maggiore, generale Luciano Portolano, ha spiegato che quell’assetto era “indispensabile” per le operazioni. Parliamo di un mezzo capace di volare fino a 30 ore. È prodotto da General Atomics. Il valore stimato supera i 30 milioni di dollari, con sensori e sistemi a bordo. Un danno concreto, non simbolico.

Non è un episodio isolato. Tra l’1 e il 2 marzo un primo raid ha danneggiato infrastrutture logistiche. Nella notte tra il 5 e il 6 marzo un secondo attacco ha colpito i depositi di carburante, provocando un incendio e schegge su due caccia italiani F-2000. L’11 marzo un’azione simile ha raggiunto Camp Singara, a Erbil nel Kurdistan iracheno: distrutto un autocarro logistico. In nessun caso si sono registrati feriti italiani. La matrice iraniana dei droni è indicata dalle prime analisi, ma restano in corso verifiche formali.

La linea di Tajani e dell’Unione europea

Nel quadro politico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha usato toni netti: “Nessun rischio e nessun problema per i nostri militari”. L’Italia manterrà gli impegni nelle missioni e punterà su una risposta coordinata con la Unione europea. Tra le ipotesi, il rafforzamento dell’Operazione Aspides nel Mar Rosso, pensata per proteggere rotte e mercantili. Al momento, nessun Paese europeo ha dato disponibilità militare per forzare lo Stretto di Hormuz. Intanto Roma monitora tutti i fronti. Nel sud del Libano, con UNIFIL, operano circa 1.300 italiani. Esiste un piano di evacuazione, pronto se la tensione dovesse salire.

Resta una domanda semplice, quasi domestica: quanta fiducia possiamo riporre nelle voci calme, quando attorno parlano le sirene? Forse la risposta sta nel lavoro silenzioso di chi, a ogni allarme rientrato, rimette in ordine un hangar e riaccende una luce nella notte del deserto.

Published by
Antonio Papa